Simone Tiglio non ha commesso alcun reato: la Corte di Cassazione scagiona l’ex sindaco di Zavattarello

ZAVATTARELLO – La Corte di Cassazione ha messo la parola fine alla vicenda giudiziaria che ha coinvolto l’ex sindaco di Zavattarello, ex consigliere provinciale e dirigente di Forza Italia Simone Tiglio. A tre anni dagli arresti domiciliari comminati all’ex sindaco nel timore che potesse reiterare i reati per cui sarebbe finito di lì a poco sotto processo, vale a dire la turbata libertà dei procedimenti di gara nel settore pubblico, l’abuso d’ufficio e la rivelazione di segreto d’ufficio, la suprema corte ha smontato la tesi accusatoria della Pm di Pavia Chiara Giuiusa, giungendo al punto di annullare senza rinvio la sentenza di secondo grado, che condannava Tiglio a nove mesi di reclusione, tre in meno di quelli stabiliti dal giudice di primo grado Elena Stoppini.

Concentrandosi sul principale capo di imputazione, quello che riguardava la presunta connivenza tra l’allora sindaco Tiglio e la titolare dell’asilo nido di Varzi, Monica Figheti affinché il nido comunale che avrebbe aperto di lì a poco a Zavattarello fosse gestito dalla stessa Figheti, con ciò violando il principio di imparzialità che dovrebbe animare i pubblici ufficiali nelle procedure di gara, i giudici di legittimità rilevano che il fatto non sussiste, cioè il reato di cui all’art 353 bis del codice penale, contestato sia a Tiglio che alla Figheti, non è stato commesso, in quanto il Sindaco, come dimostrano le oltre 100 telefonate intercettate dalla Guardia di finanza all’epoca, ha iniziato ad interloquire con la maestra d’asilo di Varzi ed a prendere accordi per l’apertura del nido a Zavattarello solamente dopo la fine del periodo di pubblicazione dell’avviso esplorativo per la ricerca di qualcuno che gestisse il nido, non durante la sua vigenza, cercando peraltro di ottenere dalla Figheti il pagamento di un affitto mensile dei locali adibiti ad asilo e di contenere le rette praticate alle famiglie entro i 500 euro mensili.

La Corte rimarca come il Sindaco abbia deciso legittimamente di non dare corso ad alcuna gara per l’affidamento della gestione dell’asilo ma di optare per la trattativa privata direttamente con Monica Figheti, data l’esiguità del valore economico del servizio (circa 4.000 euro all’anno per 5 o 6 utenti in tutto) e nell’esclusivo interesse delle famiglie interessate e del Comune stesso, in quanto locatore. Simone Tiglio, che ha smesso nel frattempo la propria carica, dopo essere stato sospeso per oltre un anno proprio per l’intervento sentenza di condanna su questa vicenda, così commenta il pronunciamento della Corte:

“Ho sempre creduto che un giorno un giudice si sarebbe accorto dell’errore madornale di interpretazione delle intercettazioni e dei documenti ufficiali commesso dalla procura e avrebbe ristabilito la verità in maniera inequivocabile, con essa scagionandomi dalle pesanti accuse che mi sono state mosse – dice Tiglio -. Ebbene quel giorno è arrivato. Io da sindaco non ho mai abusato del mio potere per avvantaggiare qualcuno a scapito di altri, ho sempre e soltanto fatto quello che ritenevo l’interesse del comune e della comunità, cercando di non escludere nessuno dalla possibilità di collaborare con l’ente. Questo vale per la vicenda dell’asilo nido ma vale anche per l’accusa di abuso d’ufficio che mi è stata contestata”.

“Sono soddisfatto – conclude Tiglio – nell’apprendere che pezzo dopo pezzo tutto il castello di infamie che mi sono state inferte e di errori giudiziari, chiamiamoli così, che mi hanno bloccato la vita, sta crollando. Nessuno mi restituirà però né il tempo perso, né la carriera politica bruscamente interrotta, né le decine di migliaia di euro che ho dovuto spendere per difendermi, né le occasioni di lavoro a cui ho dovuto mio malgrado rinunciare. Il mio numero di telefono storico, che era il canale di prenotazione privilegiato per il ristorante albergo che gestivo, non mi è stato tuttora restituito dalla procura, dopo tre anni, causando mancati introiti per almeno 100mila euro). Non mi sento una vittima, però obiettivamente gli errori giudiziari commessi nei miei riguardi sono macroscopici e mi hanno cambiato la vita”.

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