STRADELLA Il 2025 è stata una stagione indimenticabile per Davide Nicelli, giovane pilota di Stradella, che ha portato in gara la Peugeot 208 Rally4 del team Erreffe Rally Team e ha collezionato successi nella Coppa Italia Rally di Zona tra Piemonte e Liguria. Tra vittorie di classe, podi assoluti e gare spettacolari, Nicelli racconta le emozioni, le difficoltà e i segreti di un’annata ricca di soddisfazioni, spiegando anche come riesce a conciliare la passione per i rally con il lavoro nell’azienda vitivinicola di famiglia.
Che bilancio si sente di tracciare della stagione rally 2025?
Direi che il 2025 è stato un anno molto positivo. L’idea iniziale era quella di ripetere l’International Rally Cup, come nel 2024, ma il budget non ce lo ha permesso e abbiamo scelto di concentrarci sulla Coppa Italia Rally di Zona, tra Piemonte e Liguria. Abbiamo puntato su un pacchetto collaudato, la Peugeot 208 Rally4 del team Erreffe Rally Team, con cui abbiamo iniziato forte vincendo ad Alba sia di classe sia nei trofei Pirelli Accademia e R Italian Trophy. A parte l’errore al Rally delle Palme, che ci è costato il ritiro, siamo sempre stati competitivi e spesso vincenti. Le gare in Piemonte e Liguria ci hanno dato soddisfazioni importanti, compreso l’ingresso nella top ten al Rally della Lanterna. Abbiamo anche fatto una parentesi con la Skoda Fabia Rally2, chiusa con un secondo posto assoluto. Il finale al Rally di Sanremo, con vittoria di classe e settimo posto assoluto, ha coronato una stagione che ci ha portato al titolo di Zona 2 e ai successi nei due trofei. Cinque vittorie di classe e un podio assoluto: non potevamo chiedere di meglio.
Quali sono state le soddisfazioni più grandi e quale gara le ha lasciato un rimpianto?
Le soddisfazioni principali sono tre. La prima è la vittoria al Rally della Lanterna: una gara tirata dall’inizio alla fine, dove siamo riusciti a ribaltare la situazione proprio sull’ultima prova. Vincere così, in una piazza splendida come quella di Genova, è stato speciale. La seconda è il secondo posto assoluto a Salsomaggiore con la Skoda: non era la nostra vettura abituale e ci confrontavamo con piloti che la usano tutto l’anno, quindi arrivare così vicini alla vittoria è stato quasi come vincere. La terza è la vittoria finale al Rally di Sanremo, gara storica e affascinante, che ha chiuso nel modo migliore una stagione già ricca di risultati. Il rimpianto, invece, resta il Rally delle Palme: un mio errore nei primi chilometri ci è costato una gara in cui potevamo lottare per le posizioni di vertice. Ma in un’intera stagione, un solo ritiro ci può stare.
Il rapporto tra pilota e navigatore è fondamentale. Com’è il vostro sodalizio con Martina Bertelegni?
Il rapporto tra pilota e navigatore deve basarsi su fiducia totale, altrimenti non si va lontano. Con Martina corriamo insieme da due anni e questo ci ha permesso di costruire un feeling molto forte, sia in macchina sia fuori. La differenza si sente: quando cambi navigatore spesso devi ricominciare quasi da zero, mentre con una persona che ti conosce bene tutto diventa più naturale. Con Martina, poi, c’è anche un legame nella vita privata, e questo nei momenti di tensione fa la differenza. Lei sa come prendermi, sa quando parlarmi e quando no, e questo mi aiuta a restare concentrato e sereno. Siamo una coppia affiatata, dentro e fuori dall’abitacolo, e credo che questo sia uno dei segreti dei nostri risultati.
I rally sono una grande passione, ma lei ha anche un lavoro e un’attività di famiglia. Come riesce a conciliare tutto?
Non è semplice, perché per me i rally non sono mai stati una professione vera e propria. Ho avuto momenti in cui mi sono avvicinato al semi-professionismo, ma oggi le case automobilistiche che investono sui piloti sono pochissime. Quindi porto avanti la nostra azienda vitivinicola di famiglia e, quando corro, mi preparo come un professionista: allenamento fisico, alimentazione, bici, corsa, kart, tutto quello che serve per essere al top. Conciliarlo con il lavoro richiede sacrificio, ma ho la fortuna di avere una famiglia che mi sostiene, soprattutto mio padre, che ha corso anche lui e capisce cosa significa prepararsi per una gara. Senza una base economica solida e senza sponsor non si va lontano, quindi lavorare è fondamentale. Ma quando arriva il momento di correre, ci dedichiamo completamente all’obiettivo: fare bene e, se possibile, vincere.
Lei porta spesso l’identità di Stradella e dell’Oltrepò Pavese nelle gare. Che rapporto ha con il territorio?
Sono molto legato a Stradella e all’Oltrepò. Nel 2021 ho voluto portare il nome della città sulla mia vettura, con il patrocinio comunale, per far conoscere il nostro territorio anche fuori zona. Correndo in tutta Italia, dal nord alle isole, il nome di Stradella è arrivato a tanti appassionati. È stata una scelta personale, fatta con entusiasmo e senza alcun ritorno economico, solo per valorizzare il mio paese. Abbiamo portato avanti questa iniziativa fino al 2024, poi ho deciso di chiuderla, ma il legame con il territorio resta forte. Ho anche un’idea nuova per continuare a valorizzare l’Oltrepò attraverso il motorsport: spero di riuscire a concretizzarla presto.
C’è qualcuno che vuole ringraziare per questa stagione così positiva?
Assolutamente sì. Una stagione come questa non si costruisce da soli. Voglio ringraziare Martina, la mia navigatrice, il team Erreffe Rally Team e Autotecnica 2, Pirelli, la Scuderia Pintarally Motorsport, tutti i nostri sponsor e partner, e mio padre, che è una figura insostituibile. E poi gli amici e i tifosi che ci seguono ovunque: il loro sostegno si sente sempre.
È iniziato il 2026: cosa si aspetta dalla nuova stagione?
Siamo ancora in fase di definizione del programma, perché febbraio è presto per avere tutto chiaro. L’obiettivo è costruire un progetto di buon livello e continuare sulla strada intrapresa negli ultimi anni. Spero di poter ufficializzare tutto entro marzo. La voglia di fare bene c’è, come sempre. Invito tutti a seguirci: presto ci saranno novità sul nostro futuro sportivo. E grazie a voi di Oltrepò Lombardo per lo spazio e l’attenzione: è sempre un piacere raccontarsi.