Greenway chiusa da Godiasco fino a Cecima per consentire i controlli dopo la piena di due settimane fa

GODIASCO Greenway chiusa da Godiasco fino a Cecima per effettuare dei controlli dopo che la piena di due settimane fa aveva risucchiato gran parte della massicciata. Nel frattempo Regione Lombardia ha avviato un’opera di regimentazione del torrente Staffora in località Ponte Crenna, nel comune di Bagnaria, nel tratto dove la piena aveva letteralmente spazzato via la pista ciclabile.

Il tutto anche in previsione delle piogge abbondanti previste per la prossima settimana che potrebbero fare alzare notevolmente il corso del torrente rischiando di creare nuovi danni alla struttura. Da venerdì pomeriggio è comparsa una transenna appena fuori l’abitato di Godiasco che vieta il passaggio di ciclisti e pedoni sulla greenway in direzione di San Desiderio e Cecima.

Il tutto per permettere ai tecnici di effettuare una serie di sopralluoghi e verificare le condizioni in cui versa la massicciata proprio a ridosso di San Desiderio dove la ciclabile scorre accanto allo Staffora. Qui l’ultima piena ha risucchiato gran parte del terrapieno lambendo la lingua d’asfalto che delimita la ciclabile. L’acqua nel momento di massima portata aveva anche travolto la pista senza fortunatamente portare via l’asfalto come invece è successo in località Ponte Crenna di Bagnaria dove un bel tratto di massicciata è stato risucchiato e con questa anche il tratto di asfalto dove passavano ciclisti e pedoni. Qui ormai da qualche giorno è in azione una ruspa per rimodellare il corso del torrente evitando nuove erosioni. La Provincia è inoltre al lavoro per reperire i fondi necessari e cercare, prima dell’estate, di ricostruire il tratto risucchiato dal torrente.

Ma intanto, specie sui social, è divampata la polemica: in tanti si chiedono se i lavori realizzati per costruire la greenway siano stati eseguiti ad opera d’arte. Qualcuno, sfogliando le pagine di alcuni libri che ripercorrono la storia del trenino Voghera-Varzi sottolinea come più volte a causa delle piene dello Staffora, il trasporto lungo la ferrovia veniva interrotto proprio dalle piene del torrente che spazzavano letteralmente via i binari. Per questo motivo si corse ai ripari creando delle barriere a ridosso della massicciata. Quattro erano considerate le zone a rischio: all’ingresso di Godiasco nel punto in cui il torrente Ardivestra si getta in Staffora; a Cecima dove il torrente arriva praticamente dritto verso la massicciata e poi piega bruscamente verso sinistra; a Ponte Crenna, proprio nel tratto ceduto 15 giorni fa e in località Berzana di Varzi. In quest’ultimo tratto erano le frane a mettere in pericolo la circolazione ferroviaria. Non era in pericolo, come lo è invece ora, la zona di San Desiderio in quanto la linea ferrata non transitava dove passa oggi la ciclabile ma di fatto attraversava il paese. Oggi ci si chiede per quale motivo non siano state prese precauzioni per evitare che le piene del torrente, conoscendo quanto accaduto in passato, possano arrecare danni, con la costruzione di barriere che potessero deviare l’acqua in caso di portate superiori alla media stagionale.

Rispondi