SANTA MARGHERITA DI STAFFORA – Giunto alla 51esima edizione, il Carnevale di Bianco di Cegni, è da sempre considerato il clou degli eventi che animano il mese di agosto in Appennino e senza nulla togliere alle altre feste, questa è considerata la ‘regina’ per la sua riveocazione storica. E le aspettative, grazie anche al bel tempo, non sono state disattese: circa un migliaio di persone ieri pomeriggio hanno raggiunto la località del comune di Santa Margherita di Staffora, alle falde del Monte Boglelio, per assistere al tradizionale carnevale un rito consolidato che ha richiamato turisti da Milano, Como, Varese, dal Piemonte e dall’Emilia. Insomma, come sempre un grane successo.
“Siamo davvero soddisfatti dalle riuscita della manifestazione – sottolinea Giancarlo Zanocco, presidente degli Oriundi di Cegni che da sempre organizza questo evento -. La festa è andata molto bene nonostante abbiamo proposto un diversivo rispetto agli altri anni a causa della mancanza di un cambio generazionale: al posto dei tradizionali ravioli abbiamo infatti servito tagliatelle che sono state molto apprezzate, condite comunque con del sugo a base di brasato, proprio come erano i ravioli. Direi che nuova proposta funziona – dice ancora Zanocco – e a giudicare dall’apprezzamento anche in futuro continueremo su questa strada. Il carnevale che quest’anno è stato celebrato di sabato ha aiutato l’afflusso di un numero molto elevato di spettatori”.
Complessivamente sono stati serviti oltre 25 chili di tagliatelle fatte in casa, e le schite, le tipiche frittelle dell’Oltrepo. Zanocco spiega ancora: “Purtroppo, si è interrotta la catena di produzione casalinga dei ravioli. La motivazione è da ricercare nel passare inesorabile del tempo, le signore che curavano la preparazione dei ravioli, con meticolosità e passione, non se la sentono più di farlo per gli acciacchi dell’età, e purtroppo manca il ricambio generazionale. Per rispetto della festa, e delle tante persone che vengono ogni anno, abbiamo deciso di non andare a comprare i ravioli già pronti, che non avrebbero rispecchiato la ricetta e i dosaggi dei vari ingredienti, tipici di Cegni. Cosi abbiamo introdotto le tagliatelle fatte in casa, che saranno servite col sugo di brasato”.
Un evento fuori dal tempo, capace di coniugare folklore, tradizione e comunità: il Carnevale Bianco. In un’atmosfera sospesa tra mito e memoria, il piccolo borgo ha accolto numerosi visitatori accorsi per assistere al celebre rito del matrimonio tra il “Brutto” e la “Povera Donna”, simbolo arcaico e insieme teatrale di un mondo contadino che continua a raccontarsi. La giornata è trascorsa tra danze rituali e musiche popolari, suonate da strumenti antichi che hanno risuonato tra i vicoli e le case in pietra. Le maschere tradizionali, indossate da abitanti e figuranti, hanno portato in scena una rappresentazione collettiva dal sapore arcaico, rievocando riti propiziatori legati al ciclo della natura, reinterpretati con una sorprendente vitalità estiva. A differenza del carnevale invernale, qui il bianco – colore della luce e dell’alta quota – domina la scena, rinnovando il senso di festa in un contesto montano ancora segnato dalla ruralità autentica.
L’intero paese ha partecipato con entusiasmo, offrendo ai presenti anche la possibilità di gustare prodotti tipici e piatti della tradizione locale, in un intreccio continuo tra racconto, convivialità e appartenenza. Il Carnevale Bianco di Cegni ha dimostrato ancora una volta di essere più di una semplice festa: è un rito condiviso, una memoria che si rinnova ogni anno sotto il sole di agosto, dove il tempo sembra fermarsi per danzare. Ad allietare la giornata il piffero di Stefano Valle e la fisarmonica di Daniele Scurati da anni simbolo del Carnevale Bianco di Cegni.