SANTA MARGHERITA DI STAFFORA A 61 anni Paolo Provini, biker di Zinasco Vecchio, continua a inseguire la sua grande passione per la mountain bike affrontando alcuni dei percorsi più impegnativi e suggestivi dell’Oltrepò Pavese. Una passione che per lui va ben oltre lo sport e che oggi rappresenta anche il simbolo di una rinascita conquistata con determinazione, chilometro dopo chilometro.
Nel 2012, quando aveva 47 anni, Provini fu colpito da un arresto cardiaco che durò circa sette minuti. Un episodio drammatico che avrebbe potuto segnare definitivamente la sua vita, ma dal quale è riuscito a ripartire, tornando nel tempo a coltivare la sua passione per la bicicletta e per la montagna.

Oggi quella storia personale si intreccia con le sue nuove avventure sulle strade sterrate dell’Alta Valle Staffora, un territorio del quale Paolo è profondamente innamorato. I suoi crinali appenninici, i boschi, le vallate e quell’ambiente ancora in gran parte incontaminato rappresentano per lui molto più di un semplice scenario: sono il luogo ideale dove ritrovare se stesso e misurarsi con nuove sfide.
L’ultima uscita lo ha visto partire da Varzi per affrontare nuovamente la salita verso la Madonna del Bocco, nei pressi di Cegni, a distanza di diversi anni dalla sua precedente esperienza. Un percorso duro, caratterizzato da circa dieci chilometri di sterrato, pendenze impegnative e passaggi tecnici che richiedono attenzione, preparazione e capacità di dosare le energie.

Superato Pian della Mora, Provini ha proseguito verso il tratto del Bogleglio, particolarmente tecnico, per poi affrontare anche il Colle Seppa. Una lunga pedalata attraverso uno degli angoli più selvaggi dell’Oltrepò, conclusa con la soddisfazione di aver superato ancora una volta una prova tutt’altro che semplice.
Per Paolo, però, arrivare in cima non significa soltanto vincere una sfida sportiva. Significa soprattutto dimostrare a se stesso che, dopo quello che gli è accaduto, è ancora possibile guardare avanti, porsi nuovi obiettivi e continuare a vivere le proprie passioni con entusiasmo e responsabilità.

«La mia prima priorità è incoraggiare chi, come me, ha subito un trauma del genere. So cosa significa trovarsi davanti a una situazione che può cambiare la vita in un attimo. Io ho avuto la fortuna di poter ripartire e oggi ogni volta che salgo in bicicletta penso anche a questo: non bisogna smettere di credere nelle proprie possibilità. Naturalmente bisogna ascoltare il proprio corpo, rispettare i propri limiti e affrontare ogni situazione con consapevolezza, ma quando è possibile tornare a fare ciò che si ama, quella diventa una conquista enorme».
La mountain bike è così diventata per Provini una compagna di viaggio, uno strumento per conoscere e riscoprire un territorio che considera unico. L’Alta Valle Staffora, con i suoi crinali appenninici, i lunghi sterrati e i paesaggi lontani dai percorsi più battuti, continua a esercitare su di lui un fascino particolare.

«Sono innamorato di questa valle. Ogni volta che pedalo sui suoi crinali trovo qualcosa che mi emoziona: il silenzio, i boschi, i panorami e la sensazione di essere immersi in un ambiente ancora autentico. Qui non cerco soltanto la fatica della salita, cerco anche le emozioni che la montagna sa regalare».
La nuova escursione verso la Madonna del Bocco è dunque soltanto l’ultima tappa di un percorso personale e sportivo che continua. Fatica, tecnica, paesaggio e determinazione si incontrano sulle ruote della sua mountain bike, mentre Paolo Provini guarda già alle prossime salite e a nuove strade da esplorare.

Perché, dopo essere riuscito a tornare in sella, ogni nuovo crinale dell’Oltrepò non rappresenta soltanto una vetta da raggiungere, ma una nuova occasione per pedalare, respirare e ricordare che la vita può offrire ancora molte strade da percorrere.