VOGHERA – Proteggere il cuore senza costringere a un ricovero prolungato o a interventi invasivi affrettati. È l’intervento innovativo messo a punto dal reparto di cardiologia dell’Ospedale di Voghera, che per la prima volta ha utilizzato il defibrillatore indossabile “Life Vest” per salvare la vita a una paziente oltrepadana di 44 anni. La donna, colpita da una grave forma di insufficienza cardiaca, è stata “traghettata” in totale sicurezza verso la guarigione grazie a questa speciale apparecchiatura tessile indossata sotto i vestiti, capace di intervenire istantaneamente in caso di arresto cardiaco o aritmie maligne.
“La paziente è stata ricoverata presso il reparto di cardiologia – spiega il primario Pietro Gaetano che da poche settimane ha preso il posto di Pietro Broglia, andato in pensione – in regime di urgenza tramite Dea. L’iter diagnostico intra-ricovero ha portato alla diagnosi clinica di cardiomiopatia dilatativa ipocinetica con severa compromissione della funzione contrattile del ventricolo sinistro; tale condizione patologica è dovuta ad una malfunzionamento parziale del muscolo cardiaco (miocardio) che comporta una riduzione della capacità da parte del cuore di pompare il sangue nella circolazione generale”. Tale capacità è indicata da un parametro percentuale noto come frazione di eiezione, il cui valore normale è superiore al 60% e nel caso della paziente ridotto al 30%. “La severa disfunzione contrattile del ventricolo sinistro – spiega ancora il primario – predispone ad aritmie maggiori pericolose per la vita del paziente che risultano invece altamente improbabili con un valore di frazione di eiezione superiore al 40%. Le attuali linee guida europee prevedono che, in casi come questi, che venga intrapresa una terapia medica ottimizzata e che la paziente venga ricontrollata dopo circa due mesi di trattamento per valutare un’ eventuale ripresa di funzione contrattile miocardica; laddove la funzione contrattile non mostri miglioramento dopo adeguata terapia è indicato il posizionamento di un defibrillatore impiantabile permanente che possa intervenire in caso di aritmia ventricolare maligna per salvare la vita della paziente”.
Il periodo di osservazione dei due mesi si rende necessario sia per il monitoraggio della risposta terapeutica sia per la esecuzione di un esame di risonanza cardiaca.”Non volendo ovviamente lasciare la paziente, in questa finestra temporale di circa due mesi, a rischio di aritmie potenzialmente letali, seguendo le più aggiornate linee guida sull’ argomento – spiega il dottor Gaetano -, abbiamo proposto alla paziente stessa la soluzione del “Life Vest”, cioè di una sorta di giubottino indossabile sotto i vestiti in grado di riconoscere ed eventualmente interrompere con opportuna scarica, l’episodio aritmico possibilmente fatale. E’ la prima volta che adottiamo qui a Voghera tale misura terapeutica che ci ha permesso di “traghettare” in sicurezza per la nostra signora il periodo necessario alla definizione del problema. Ringrazio per questo anche la Direzione aziendale che si è dimostrata sensibile alla problematica e pronta a renderci subito disponibile una tale risorsa terapeutica, oltre ad aver già avviato un percorso di acquisizione dell’apparecchiatura di risonanza magnetica per il cuore, in collaborazione con il Direttore della Radiologia Luigi Sammarchi, che potrà rendere il nostro ospedale autonomo sul piano pratico per la gestione di casi futuri”. L’equipe della cardiologia di Voghera, insomma, nonostante la riduzione del personale, continua a lavorare a pieno regime.