VARZI A tre anni dal primo caso di Peste Suina Africana registrato in un allevamento della provincia di Pavia, Coldiretti traccia un bilancio che definisce pesantissimo per l’intero comparto suinicolo. Dal 2023 a oggi il patrimonio zootecnico provinciale si è ridotto di quasi il 60%, passando da oltre 233 mila capi a circa 100 mila, mentre il numero delle aziende attive è sceso da più di 180 a una cinquantina.
Secondo Coldiretti Pavia, in questi tre anni gli allevatori hanno dovuto affrontare non solo i danni diretti provocati dall’emergenza sanitaria, ma anche le conseguenze economiche legate alle restrizioni, all’aumento dei costi di produzione, alla contrazione del mercato e alle dinamiche speculative che hanno colpito indistintamente anche le aziende non interessate dai focolai.
«Gli allevatori pavesi hanno subito danni diretti e indiretti, oltre a speculazioni per centinaia di milioni di euro – afferma la presidente di Coldiretti Pavia, Silvia Garavaglia –. Ora ci aspettiamo che l’Europa dia una risposta concreta e metta a disposizione le risorse necessarie per sostenere le imprese che si sono sacrificate per salvare l’intero comparto».
L’emergenza prese il via nell’agosto del 2023 con il primo caso di Psa in un allevamento della provincia. Da quel momento sono stati abbattuti quasi 100 mila suini nell’arco di due anni e sono state introdotte le zone di restrizione previste dalle misure di contenimento della malattia. Un contesto che, secondo l’organizzazione agricola, ha avuto effetti devastanti sulla tenuta economica di un territorio strategico per la filiera nazionale dei salumi Dop.
Nonostante le difficoltà, gli allevatori hanno continuato a investire nelle misure di biosicurezza e a rispettare le prescrizioni imposte dalle autorità sanitarie. «Pur avendo subito pesanti danni economici, le aziende hanno dimostrato grande senso di responsabilità, continuando a investire nella sicurezza degli allevamenti», sottolinea Garavaglia.
Parallelamente Coldiretti ha portato avanti un confronto con il Ministero dell’Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste e con la Commissione europea per ottenere il riconoscimento dei danni indiretti subiti dagli allevatori italiani. Attraverso la rete dei Centri di assistenza agricola è stata inoltre completata la raccolta e la rendicontazione dei dati richiesti dall’Unione europea, inseriti nel sistema Sian entro le scadenze previste.
Il prossimo appuntamento decisivo è fissato per ottobre, quando la Commissione europea esaminerà la documentazione trasmessa dall’Italia per valutare il finanziamento degli indennizzi relativi ai danni indiretti subiti nel 2025, anno in cui molte aziende hanno continuato a risentire delle conseguenze della Psa pur senza registrare nuovi focolai.
Se arriverà il via libera definitivo da Bruxelles, il Ministero potrà emanare il decreto per l’apertura dei termini di presentazione delle domande, con l’obiettivo di liquidare gli indennizzi entro marzo 2027.
«Continueremo a seguire ogni passaggio istituzionale, dal livello europeo a quello regionale, affinché nessuna azienda agricola venga lasciata sola – conclude la presidente di Coldiretti Pavia –. Difendere gli allevamenti significa tutelare centinaia di posti di lavoro, la qualità delle nostre produzioni e una filiera simbolo del Made in Italy».