Addio a Donato Lanfranchi ex sindaco di Fortunago: aveva 100 anni

FORTUNAGO – La comunità di Fortunago piange la scomparsa di Donato Lanfranchi, figura storica e pilastro del territorio, venuto a mancare poco dopo aver raggiunto il traguardo dei 100 anni. Geometra di professione, Lanfranchi è stato una personalità di spicco nella vita civile e amministrativa dell’Oltrepo Pavese: oltre ad aver guidato il Comune di Fortunago come sindaco negli anni ’50, ha ricoperto il ruolo di assessore della Comunità Montana dell’Oltrepo Pavese ed è stato componente dell’Ufficio Speciale per l’Oltrepo Pavese di Regione Lombardia.

Insignito dell’onorificenza di Cavaliere al Merito della Repubblica Italiana, lascia un vuoto profondo anche nel nipote Pier Achille Lanfranchi, attuale primo cittadino di Fortunago.

La biografia di Donato Lanfranchi si intreccia indissolubilmente con le pagine più drammatiche del Novecento. Nell’ottobre del 1944, venne deportato in Germania insieme al fratello Primo (padre dell’attuale sindaco, scomparso anni fa). Un’esperienza traumatica, trasformata anni dopo in una preziosa testimonianza letteraria con il libro “Trascinando gli zoccoli nella neve”.

Durante la prigionia a Hoiersdorf, i due fratelli furono costretti ai lavori forzati per riattivare una fabbrica di cemento gravemente danneggiata dai bombardamenti. Le condizioni di sopravvivenza erano estreme: turni massacranti di oltre 12 ore al giorno e temperature che scendevano fino a 24 gradi sotto zero. La svolta arrivò l’11 aprile 1945, con l’ingresso nel campo dei soldati americani: quello fu lo spiraglio di luce che permise a Donato di fare ritorno alla sua amata Fortunago, dove avrebbe poi dedicato la vita alla ricostruzione civile del paese.

Donato Lanfranchi lascia le figlie Grazia e Laura. I funerali si terranno domani, giovedì, alle ore 16:00 presso la chiesa di Sant’Eusebio, dove la comunità si riunirà per l’ultimo saluto. Molti, in queste ore, i messaggi di cordoglio giunti alla famiglia per onorare la memoria di un uomo che ha saputo trasformare il dolore della guerra in un impegno costante per la propria terra.

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