VOGHERA Mercoledì 14 gennaio il Ridotto del Teatro Valentino Garavani di Voghera diventa spazio di incontro tra sguardo e memoria con Silenzio e Suono, una serata dedicata alla fotografia come linguaggio capace di attraversare il tempo e restituire senso ai luoghi e alle persone. L’iniziativa, promossa dal Rotary Club Voghera, propone un percorso visivo di forte intensità poetica e culturale, affidato alle immagini di Arnaldo Calanca e Roberto Cifarelli.
Il silenzio è il primo interlocutore. Non un’assenza, ma una presenza densa, abitata. Nelle fotografie di Calanca gli spazi parlano attraverso ciò che resta: architetture sospese, ambienti segnati dal passaggio umano, luoghi che trattengono tracce di vite e storie. Sono immagini che non cercano l’evento, ma l’attesa, e che fanno del tempo il vero protagonista. In questo dialogo visivo il Teatro restaurato assume un valore simbolico potente: è il silenzio fecondo che precede il ritorno della voce, della musica, della scena. Un silenzio che prepara, custodisce, promette.
A questo mondo sospeso risponde il suono, che nelle fotografie di Roberto Cifarelli si fa gesto, relazione, improvvisazione. Il jazz non è solo musica eseguita, ma esperienza condivisa, presenza viva che attraversa palchi, strade, backstage, volti. Gli scatti raccontano l’energia dell’istante, la tensione tra i musicisti, l’intimità di uno sguardo, la vibrazione di un corpo che suona.
Il suono diventa visibile, fissato in un bianco e nero luminoso e pulsante, capace di restituire il ritmo anche nel silenzio della fotografia. Il dialogo tra le due visioni costruisce un racconto unitario fatto di sottrazione e luce, di pause e intensità. Silenzio e suono non si oppongono, ma si rendono necessari l’uno all’altro. Il silenzio diventa spazio perché il suono possa esistere, il suono memoria che riempie e trasforma il vuoto. È un invito ad ascoltare con gli occhi e a guardare con l’orecchio della memoria, lasciandosi attraversare dalle immagini come da una partitura.
Con questa serata Voghera conferma la propria vocazione a essere luogo di incontro tra linguaggi, arti e comunità, valorizzando spazi simbolici e idee capaci di parlare al presente senza perdere profondità. L’ingresso è libero fino a esaurimento posti, per un appuntamento che promette di unire fotografia, musica e riflessione in un’unica esperienza condivisa.