Il raddoppio della Tangenziale Est di Pavia: il sogno di molti pendolari dell’Oltrepò orientale. Daniele Spairani, “assessore ombra”, spiega come realizzarlo.

PAVIA – Raddoppiare la Tangenziale Est di Pavia: un sogno non solo degli automobilisti pavesi, ma anche e forse soprattutto dei tanti automobilisti oltrepadani. Perché quel tratto di strada lì lo percorrono ogni mattina centinaia di pendolari che dall’Oltrepò orientale (zona di Broni e Stradella) devono dirigersi verso Pavia e Milano. Aperta circa una quindicina di anni fa al posto di una circonvallazione esterna (la S.P. degli Ontani), la “tangenzialina” Est pavese mostrò subito limiti e pecche progettuali. A carreggiata unica, senza spartitraffico centrale, all’innesto con Strada Paiola anziché uno svincolo presenta una fastidiosa rotonda, che sforna ingorghi e colonne; con Strada Bellingera c’è un pericoloso incrocio a raso che obbliga a terrificanti svolte a sinistra con elevati rischi d’incidente; l’innesto con la Tangenziale Ovest, infine, per chi proviene dalla “vera” tangenziale di Pavia, è un film dell’orrore: bisogna dare la precedenza a chi sale dallo svincolo di via Brambilla, il che crea sulla A54 code infinite nelle ore di punta. Ci vuole una reale seconda tangenziale a Pavia, che smaltisca il traffico di auto e di camion che ogni giorno arrivano dal lodigiano, dal codognese e, appunto, dall’Oltrepò orientale. Ma c’è almeno una speranza per veder realizzare tutto questo? Ce ne parla Daniele Spairani, storico politico della destra sociale pavese, che ha partecipato in prima persona alle ultime elezioni comunali (2019) appoggiando un candidato di “Fratelli d’Italia”. Spairani è attivo anche a livello associazionistico e si definisce “l’assessore ombra alla viabilità”.

“Per parlare del raddoppio della Tangenziale Est di Pavia ci sarebbe da fare un passo indietro e tornare al tempo in cui quella ‘tangenziale’, che tutto è tranne una tangenziale, è stata aperta – attacca Spairani – Allora ci furono delle enormi pressioni da parte dei soliti ambientalisti, che hanno sempre fatto di tutto per andare contro l’ambiente stesso. Nonostante ciò, gli allora amministratori locali riuscirono a ottenere come compromesso delle agevolazioni per futuri espropri dei terreni in vista di un eventuale raddoppio. Purtroppo, non furono tenuti in considerazione i clamorosi errori in fase progettuale: realizzare il raddoppio della Est oggi come oggi significherebbe dover creare una tangenziale a parte, poiché tutti i ponti e i cavalcavia realizzati allora non furono concepiti per una superstrada a quattro corsie. Inoltre, quella variante è stata studiata male anche dal punto di vista degli svincoli in ingresso e in uscita: ce ne sono alcuni, tipo quello di via Olevano, quello di via Vigentina o l’innesto della Tangenziale Ovest, che sono incredibilmente pericolosi”.

Quali sono, quindi, i nodi viabilistici da risolvere nel capoluogo? “Pavia è forse l’unica città in tutta Italia a essere rimasta con il Tribunale e con l’ufficio delle Agenzie delle Entrate ubicati in zone pedonali del Centro Storico. Cominciamo, per prima cosa, a decentrare questi spazi. Successivamente bisogna intervenire sulle circonvallazioni e qui ci sono due punti finora completamente mal affrontati: il primo sono gli ingressi da San Martino Siccomario, che non ha collegamenti diretti, per esempio, con l’Oltrepò orientale; la soluzione migliore potrebbe essere la realizzazione del famoso progetto del quarto ponte sul Ticino, da costruirsi all’altezza di Palazzo Esposizioni, con un tratto sopraelevato sul Borgo e che poi si collega direttamente con la S.S. 35. In questo modo – con la realizzazione della strada di gronda alle spalle dell’ex area Snia di San Pietro in Verzolo – tutto il traffico di attraversamento cittadino dall’Oltrepò bronese e stradellino verso San Martino, la Lomellina e Vigevano verrebbe deviato su questo nuovo asse viario. Il secondo intervento importante, invece, è appunto quello del raddoppio della Tangenziale Est, perché quella strada era già una soluzione ‘vecchia’ quando fu aperta, con una rotonda in mezzo che non ha veramente senso ed è impensabile che una tangenziale sia solo a una carreggiata”.

Come si può arrivare, in definitiva, a realizzare questa importante opera che riguarda da vicino anche gli automobilisti oltrepadani? “Visto che il nuovo progetto del Ponte della Becca è stato finalmente approvato, basterebbe raccordarsi alla nuova viabilità che sarà creata, darne continuità e sfruttarla per realizzare il raddoppio della ‘Est’. Un obiettivo necessario, anche in vista degli importanti interventi che saranno realizzati in città nel prossimo futuro, ovvero l’area per spettacoli itineranti nei pressi dello Stadio e la riqualificazione dell’ex area Necchi, dove sarà realizzato un importante nuovo quartiere residenziale e lavorativo. Senza dimenticare il suggestivo progetto, se andrà in porto, della metropolitana leggera con la fermata in zona Bivio Vela”.

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